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venerdì 16 novembre 2012
Dove sono i cantastorie o la petite Madeleine
Questo post nasce dalla lettura di un pezzo di Massimo Benedetti che nel suo blog, MacsBene, parla di comunicazione e storytelling 2.0. "Paolo, le valigie e lo storytelling" mi è rimasto impresso da subito... in particolare queste parole: "Perché noi siamo storie e questo vogliamo, che gli altri ci riconoscano: storie che rimangono e che la timeline non porta via come post che svaniscono con lo scorrere della barra. E queste storie, che parlano di ciò che siamo, non raccontano solo di noi, ma di draghi ed elfi, di foglie e di vento".
Il fatto di partire da noi, dalla nostra necessità di raccontare è importante e spiega molte cose: Jerome Bruner, psicologo statunitense ha studiato questo bisogno ed ha analizzato le modalità di apprendimento dell'individuo. Secondo Bruner il nostro sistema cognitivo funziona secondo frame, micro-narrazioni che consentono di dare un senso alla realtà. Si tratta di un meccanismo che si manifesta fin da piccoli (da qui la facilità di spiegare ai bambini attraverso storie) e caratterizza la mente umana che riconosce e si riconosce inserendo il reale in schemi narrativi sperimentati. Da qui anche il ruolo importante giocato dall'esperienza e della memoria che mi fa sempre pensare all'episodio della petite Madeleine di Proust in "A la recherche du temps Perdu", un libro in cui la chiave di lettura psicologia è fondamentale per comprendere il concetto di memoria volontaria e involontaria. Ma andiamo oltre: "Allora questa vicenda dello storytelling, così alla moda, così innovativa, in realtà non va che a liberare un vento che ci nasce dentro e che troppo è stato compresso e sprangato". Verissimo anche questo: lo storytelling non è altro che l'arte di narrare storie ed è nata praticamente con noi. Il "vento che ci nasce dentro" può essere più o meno forte per alcune persone, più o meno intenso ma esiste e vive con noi. Per questo concordo con la risposta di Claudio Braggio che richiama l'antica Grecia, il concetto di narrazione (anche se oggi storytelling va di moda e... "fa figo") e i cantastorie. Chi sono i moderni cantastorie?- mi chiedo. Dove possiamo trovarli? Stanno in tv, nei libri, nei cartelloni pubblicitari? Sì e no, o almeno un tempo forse anche loros sono stati dei cantastorie, i soli direi. Ora i tempi sono cambiati, si sono diluiti e non esiste mai un solo racconto, ma una semplice storia ne racchiude molti, spesso nuovi, di sicuro diversi. La potenzialità dei nuovi media fa sì che i moderni cantastorie si celino dentro ciascuno e che ciascuno abbia la sua possibilità. I cantastorie moderni si trovano, come un tempo, nelle strade... reali e soprattutto digitali dei social, dei blog, dei siti.
Allora oggi abbiamo miliardi di cantastorie? No, non è così semplice. Non tutti possono trasformarsi in veri cantastorie! Anche la narrazione ha le sue regole, tecniche, artifici e strategie che vanno studiate, affinate. Cantastorie sono coloro capaci di rendere una storia comune, universale e, per farlo, ci vuole tempo, passione e tecnica. Chiedetelo agli scrittori, agli sceneggiatori, a coloro che scrivono canzoni... Mai letto "Il viaggio dell'eroe" di Vogler? Ve lo consiglio... è un viaggio nel mondo della narrazione ma anche un libro che riflette sul senso della vita.
E quando l'avrete terminato forse, anche voi come me, finirete per chiedervi..."Ma non sarà tutta colpa di quella stupida Madeleine? "
Ps. A proposito vi consiglio la lettura del blog di Massimo...sempre un pozzo di idee! E anche di provare le madeleine, un dolce francese delizioso... alla faccia di Proust :)
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